Apprendimento creativo e cooperativo, terreno fertile per coltivare competenze

24.06.2019

Continuamente sollecitato dai cambiamenti che caratterizzano il settore istruzione un po’ in tutto il mondo, il dibattito pedagogico sull’innovazione metodologica si arricchisce, di giorno in giorno, di nuovi spunti e approfondimenti. Un focus di tutto rilevo si sta sviluppando, negli ultimi anni, soprattutto in relazione alla spirale dell’apprendimento creativo, come testimoniato, ad esempio, dall’urgenza di introdurre, nel campo delle STEM (discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche) anche l’approccio alle arti nella variante STEAM, così da sottolineare - come ampiamente accaduto in passato nella teorizzazione del sistema Istruzione, da John Dewey a Maxine Greene- che “le esperienze estetiche prodotte attraverso le arti creative svolgono un ruolo fondamentale nell'incoraggiare gli allievi a immaginare e sperimentare il mondo da prospettive nuove e multiple”, ampliando le possibilità di pensare in modo diverso, come rilevato da Ken Robinson e tantissimi altri fervidi sostenitori del pensiero creativo.

In questo contesto dinamico, sottoposto a continui cambiamenti (che, inevitabilmente, riflettono quanto accade nello scenario socio-economico di riferimento), tecnologia e materiali, digitale e laboratoriale diventano alleati eccezionali, grazie ai quali è possibile creare ambienti di apprendimento innovativi e stimolanti, che permettano, a tutti coloro che sono coinvolti nel processo di acquisizione di competenze, di spaziare tra infinte combinazioni.

Storicamente, la manipolazione di materiali (da Friedrich Froebel a Jean Piaget, agli approcci educativi di Maria Montessori) ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel processo educativo, mescolandosi con pratiche di apprendimento ludico e sviluppo dell’immaginazione; manipolare, mescolare, esplorare e sperimentare sono passaggi attraverso i quali occorre passare, nel processo di sviluppo cognitivo, per rimarcare il ruolo fondamentale delle emozioni e della soggettività nel “fare mentre si apprende”.

A questo tipo di approccio, di recente, si è affiancata una nuova consapevolezza, che si basa sulla necessità di attivare, incoraggiare e coltivare negli allievi oggi (e nei lavoratori di domani) relazioni dinamiche tra persone e materiali; chiunque sia coinvolto nelle pratiche di insegnamento sa bene che materiali diversi hanno la capacità di aprire percorsi di apprendimento unici e divergenti nei bambini piccoli. E altre relazioni dinamiche si aprono tra persone e persone, se immerse in un ambiente di apprendimento aperto e stimolante; il semplice giocare con i blocchi di legno, ad esempio, può aprire a sperimentazioni in termini di disposizione, peso, equilibrio e altezza attraverso l'impilamento, la collocazione e la costruzione.

Queste forme di sperimentazione, tendenzialmente, generano opportunità per ulteriori sperimentazioni e conducono a esempi di prototipizzazione, esattamente come accade nell’approccio del tinkering, pratica didattica oramai molto diffusa e apprezzata soprattutto nelle sue combinazioni con il digitale (dal coding e pensiero computazionale fino alla robotica educativa).

Se la manipolazione e i materiali consentono di supportare, nel processo di apprendimento, il “soggetto che apprende”, orientandolo verso la creazione di nuove connessioni (con se stesso, con gli altri e con il mondo in continuo cambiamento, che lo circonda e lo avvolge), l’approccio al digitale, nelle sue svariate forme, consente di sviluppare nuove modalità di pensiero e nuove collaborazioni con altri soggetti e altri gruppi di lavoro, facendo germogliare, spontaneamente, quelle soft skills che tanto potranno essere utili agli allievi di oggi nel mondo di domani, per il quale possediamo esigue chiavi interpretative e rispetto al quale, più che con sistemi di conoscenza (legati alla contingenza), possiamo attrezzarci con opportuni impianti di competenze (che mescolano armonicamente conoscenze, capacità e attitudini individuali).

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Staff Aretè