Piccoli programmatori del proprio futuro con Scratch

17.06.2019

 “Imparare a leggere e scrivere è utile a tutti. Ed è la stessa cosa per la programmazione. La maggior parte delle persone non diventerà un esperto di informatica o un programmatorema l’abilità di pensare in modo creativopensare schematicamente, lavorare collaborando con gli altri – queste sono abilità che si sviluppano anche quando si programma con Scratch – sono cose che le persone possono usare, indipendentemente dal lavoro che fanno”.  Con queste parole Mitch Reisnick, ideatore di Scratch e direttore del Lifelong Kindergarten Group al MIT Media Lab, spiegava durante uno dei TED Talk del 2012 l’importanza di insegnare il coding ai bambini e raccontava la sua esperienza diretta con i bambini che stavano provando Scratch al MIT, quando il programma era ancora ai suoi primi esordi.

 

Da quando, nel lontano 2002, fu presentato il prototipo della piattaforma di coding ormai più famosa al mondo, e dal suo lancio nel 2007, quando venne permessa la condivisione dei progetti (remix) in rete, Scratch è stato tradotto in oltre 40 lingue e utilizzato da milioni di persone in tutto il mondo. Negli ultimi anni la community è cresciuta in maniera esponenziale; basti pensare che oltre undici milioni di progetti sono stati condivisi e ogni giorno vengono inseriti all’interno della piattaforma più di 17mila nuovi progetti.

Caratteristica principale di Scratch consiste nell’essere un ambiente di programmazione versatile, facile ed intuitivo per chiunque voglia avvicinarsi per la prima la prima volta al pensiero computazionale, ma anche una risorsa ricchissima per quanti desiderano approfondire le funzionalità più complesse del programma.

Erede di LOGO, il linguaggio di programmazione per la didattica inventato da Papert, Scratch si differenzia in quanto, mentre il primo era stato progettato per la matematica, il secondo è stato pensato per la libera espressione dei più piccoli e per lo sviluppo del pensiero logico e computazionale. Da subito fu apprezzato dai bambini, per la possibilità di creare le proprie storie interattive, animazioni e giochi, con la possibilità di apprendere in maniera ludica e creativa, e senza rendersene conto, i principi del coding, fondamentali per lo sviluppo del pensiero computazionale.

Completamente gratuito e accessibile da qualsiasi browser (o anche in  versione desktop per chi ha difficoltà di connessione), Scratch utilizza un linguaggio di programmazione di tipo grafico e visuale, a blocchi. Per creare un proprio progetto con Scratch basta infatti trascinare i singoli blocchi (preimpostati e contraddistinti da diversi colori) ed incastrarli l’uno con l’altro, in base ad un ordine logico, in modo tale far muovere personaggi ed oggetti per farli interagire, animare una storia, creare un gioco o qualsiasi altra animazione. Il tutto è corredato da una ricchissima galleria di  Sprite,  tanti sfondi per contestualizzare le attività di storytelling, una gran varietà di suoni e una considerevole library di estensioni, nella nuova versione di scratch 3.0, presentata lo scorso 2 gennaio dal gruppo di ricerca del MIT Media Lab di Cambridge.

Negli ultimi anni l’utilizzo di Scratch e, in generale, la pratica del coding ha preso sempre più piede nel contesto scolastico italiano e mondiale; attualmente, sembra essere entrato nel linguaggio comune di molti insegnanti.

Fare coding a scuola non solo consente a bambini e ragazzi di migliorare le capacità di logica e analisi, ma soprattutto di sviluppare il proprio estro e le proprie attitudini, mettendosi alla prova nella realizzazione di progetti creativi.

Occorre insegnare a bambini e ragazzi che non bisogna essere solo fruitori passivi della tecnologia, ma che è possibile interagire con gli strumenti tecnico-informatici in maniera attiva, programmandoli direttamente.

Infatti fare coding non significa solo apprendere a programmare, ma programmare per apprendere. Grazie all’introduzione del coding nelle attività didattiche, i discenti imparano a collaborare tra loro per risolvere uno stesso problema e a mettere a disposizione le proprie conoscenze e scoperte. Il Coding insegna, dunque,  a ragionare e ad educare il pensiero; in questo modo la programmazione diventa uno strumento interdisciplinare di apprendimento, che  permette di imparare a creare con la tecnologia- e non solo interagire con essa.

Presentando l’attività didattica sotto forma di gioco (grazie alla piattaforma Scratch), da fare singolarmente o in gruppo,  l’allievo sarà incuriosito dai temi dell’informatica e della programmazione e, al tempo stesso, sarà invogliato ad interessarsi, a scoprire cosa c’è dentro, a capire come interagire con i vari strumenti tecnologici che lo circondano.

Applicare l’insegnamento del coding a scuola è in grado di produrre benefici di lungo termine, in quanto consente agli allievi  di apprendere meccanismi logici basilari, non solo per la carriera scolastica, ma anche per quella professionale,  rendendoli cittadini digitali capaci di applicare il pensiero computazionale alla quotidianità, per essere in grado di risolvere i problemi e di cogliere le opportunità che la società di oggi è in grado di offrire.

Fondamentale risulta essere il ruolo di docenti ed insegnanti, che hanno il compito di mettersi in gioco e di sperimentare loro stessi in prima linea con il coding e con Scratch, per poter appassionare poi  i propri discenti. Una scommessa, non semplice ma stimolante, quella di reinventarsi giorno dopo giorno, per stare al passo con i tempi, per dimostrare capacità e professionalità, per offrire una didattica sempre più inclusiva e di qualità.

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Staff Aretè