Coding e pensiero computazionale, per sviluppare creatività e problem solving

14.06.2019

Tra gli obiettivi formativi prioritari della L. 107/15 e delle recenti Indicazioni Nazionali (27/02/2018) c’è lo sviluppo delle competenze digitali, con particolare attenzione al pensiero computazionale, nel portfolio di studenti di ogni ordine e grado.

L’espressione “pensiero computazionale” fu  introdotta per la prima volta nel 1996 da Seymour Papert, mentre si descriveva  LOGO, il linguaggio di programmazione sviluppato dal MIT per insegnare la programmazione ai bambini.

Un decennio più tardi, nel 2006 fu la scienziata informatica Jeannette Wing  a riprendere il concetto, definendolo come “ processo mentale che sta alla base della formulazione dei problemi e delle loro soluzioni, così che le soluzioni siano rappresentate in una forma che possa essere implementata in maniera efficace da un elaboratore di informazioni, sia esso umano o artificiale”, suggerendo di guardare al pensiero computazionale come quarta abilità di base( insieme a leggere, scrivere e calcolare), indispensabile per tutti, nella vita di tutti i giorni.

Pensando alla scuola come luogo in cui si dovrebbero coltivare le intelligenze e i talenti di tutti e, al tempo stesso, si dovrebbero fornire a ciascun individuo le giuste competenze per “sapere” per affrontare il futuro, ci si rende conto che l’introduzione alla programmazione sta diventando sempre più un elemento  imprescindibile per completare il profilo di competenze di ciascun individuo.

Introdurre l’insegnamento del coding, fin dalla scuola dell’infanzia e dalla primaria, è fondamentale per favorire negli allievi la formazione su tematiche quali il pensiero computazionale, la creatività digitale e la cittadinanza digitale, in quanto al di là delle competenze specifiche intrinseche del coding e della programmazione,  il valore aggiunto consiste nel metodo che queste nuove discipline consentono di acquisire, metodo volto a stimolare e rafforzare la capacità di pensiero, di analisi e di risoluzione dei problemi.

Nei  più piccoli il coding permette di imparare a pensare in modo creativo, di stimolare la curiosità e, al tempo stesso,  consente di imparare ad utilizzare in maniera attiva e consapevole le tecnologie, insegnando a “dialogare” con il computer per impartire comandi in modo semplice e intuitivo. Grazie al coding, i bambini imparano a sviluppare un modo differente di pensare, ragionare  per obiettivi, potenziando le proprie abilità di problem solving.

Il Coding (che oggi viene insegnato attraverso piattaforme rese disponibili dal MIUR come code.org), è uno strumento trasversale, in quanto  grazie alla sua duttilità può essere applicato sia alle materie scientifiche che a quelle linguistiche e storico-sociali, consentendo ad insegnanti ed educatori di sperimentare nelle proprie classi approcci didattici maggiormente innovativi e inclusivi.

Grazie alle attività che si possono svolgere nel progetto “Programma il Futuro” (esercizi “guidati” sul pensiero computazionale da svolgere sia in un ambiente tecnologico che in modalità unplugged) e grazie iniziative relative all’Ora del codice, gli allievi hanno la possibilità di approcciarsi ai concetti di base dell’informatica attraverso la programmazione, favorendo lo sviluppo del pensiero computazionale.

Un altro strumento molto efficace allo sviluppo del pensiero computazionale è sicuramente la piattaforma Scratch 3.0, la quale consente, con la logica della programmazione a blocchi, di  realizzare risorse educative, come ad esempio progetti di storytelling o esercizi interattivi (anche con meccanismi di correzione e attribuzione di punteggio), tutte risorse educative  che possono poi essere verticalizzate su ciascuna disciplina e condivise con allievi e colleghi, nell’ottica di una didattica sempre più inclusiva, partecipativa e di qualità.

 

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Staff Aretè