Le cinque intelligenze fondamentali, da coltivare e incoraggiare nelle scuole, per far fronte alle complessità e alle sfide del futuro

14.12.2018

In un mondo in continua evoluzione, improntato alla globalizzazione, all’ipertecnologia e alla competitività, diventa sempre più impellente la necessità di sviluppare nuove forme di apprendimento e nuovi modi di pensiero.  

Oggi più che mai risulta essere attuale e interessante lo spunto offerto dallo psicologo americano Howard Gardner, il quale nel suo libro “Five minds for the future” indaga le capacità e i modi di pensare, proponendo cinque intelligenze per affrontare al meglio le sfide e le complessità di un  mondo sempre più sovraccarico di informazioni e innovazioni tecnologiche.

Gardner, partendo dal postulato che ciascun individuo possiede più tipi di intelligenza (esplicato nella sua teoria delle intelligenze multiple), differenzia le mind dalle intelligences, sostenendo che le prime non sono abilità cognitive innate ma mentalità complessive che possono essere coltivate e sviluppate negli ambienti scolastici, nella vita professionale e in quella pubblica.  Dunque, per far fronte alle sfide del mondo occorrerà sviluppare una mente disciplinata, sintetica, creativa, rispettosa ed  etica, ovvero una mente capace di coltivare sempre nuove idee e capacità e in grado di interrogarsi continuamente per trovare sempre nuove soluzioni. Inoltre Gardner sottolinea come sia fondamentale al giorno d’oggi  educare a “comprendere”, allestendo all’interno delle scuole spazi di ricchi e diversificati, dove gli allievi possano sperimentare al massimo le proprie capacità e acquisire conoscenze che siano spendibili nei diversi contesti di vita.

Poiché lo sviluppo delle diverse intelligenze è possibile -  secondo Gardner - solo in presenza di una comunità di adulti che le sostenga, offrendo ai giovani una molteplicità di modelli positivi, è fondamentale partire dalla scuola attraverso una ridefinizione del profilo professionale dell’insegnante e delle modalità operative applicabili in aula. 

Occorre, infatti, mirare a una realtà educativa in cui si indirizzino gli studenti a comprendere come poter utilizzare in modo costruttivo  le conoscenze apprese, esplicitando gli obiettivi da raggiungere, proponendo attività che favoriscano l’acquisizione dei modi di pensare distintivi delle diverse discipline, adottando strategie didattiche che facilitino l’apprendimento e il coinvolgimento degli studenti.

Gardner focalizza, inoltre, l’attenzione sul ruolo dell’insegnante, in quanto in un’epoca in cui si è persa la dignità sociale della professione di insegnante, è fondamentale che ci sia, innanzitutto, consapevolezza del proprio ruolo professionale per poter ridare senso ed efficacia all’azione educativa.

Per far ciò Gardner suggerisce di riflettere sull’educazione alla bellezza, in quanto “i giovani – sostiene lo psicologo - hanno bisogno di crescere in un ambiente in cui ogni persona tende, nel suo fare, a costruire bellezza. Fare l’insegnante non significa spiegare, valutare, programmare, ma spiegare, valutare, programmare bene. A regola d’arte. Insegnare a regola d’arte è un gesto di bellezza, è tutta la dignità di un insegnante. Bellezza necessaria a vivere sapendo di non essere asserviti a un lavoro ingrato e privo di senso”.

Fonte: Agenda Digitale

Staff Aretè