Viaggio toccante negli “abissi della storia”: il rastrellamento nel ghetto di Roma- una puntata di “Ulisse” con Alberto Angela da riproporre a scuola, per approfondire e non dimenticare

15.10.2018

Un viaggio toccante negli “abissi della storia” quello ripercorso durante la terza puntata  di “Ulisse – Il Piacere della scoperta”, andato in onda sabato scorso 13 Ottobre.

In occasione del 75esimo anniversario della deportazione degli ebrei di Roma, Alberto Angela rivive, durante la sua trasmissione, il lungo viaggio compiuto da donne, bambini e uomini ebrei, che il 16 ottobre 1943 furono catturati a Roma dalle SS e portati in treno fino ad Auschwizt e in altri campi di sterminio.

Viaggio senza ritorno, questo è il titolo scelto per una puntata appassionante, il cui obiettivo è quello di far conoscere da vicino, ai telespettatori,  il rastrellamento nel ghetto di Roma.

 Attraverso le testimonianze della senatrice a vita Liliana Segre e Sami Modiano, due superstiti che da bambini vissero sulla propria pelle le atrocità di quel periodo, è quasi possibile sentire addosso l’orrore della guerra  e la tragedia di quel sabato nero, quando le SS rastrellarono nel ghetto di Roma 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Tra questi solo 16 fecero ritorno in Polonia.

Alberto Angela racconta l’olocausto in un drammatico reportage tra Germania e Polonia.

Partendo dalle vie del ghetto si arriva ai camion che condussero al binario 21 della stazione di Milano e al treno che poi giunse ad Auschwitz-Birchenau. descrivendo le condizioni disumane in cui erano costretti a vivere. Una situazione critica soprattutto per i più deboli, che all’arrivo nei campi di concentramento erano destinati alle camere a gas.

La puntata termina a Berlino, la capitale tedesca fa da sfondo a monumenti e musei ispirati allo sterminio, come il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa e il Museo ebraico. Ed è proprio  nel centro informativo visitato da Ulisse che spicca un aforisma di Primo Levi: "È accaduto, quindi può accadere di nuovo", si legge.

Conclude Alberto Angela dicendo che “bisogna  parlare di queste cose affinchè non vengano dimenticate. Dopo l’olocausto, i genocidi hanno continuato ad esistere, dalla ex Jugoslavia al Ruanda. L’unico modo per evitare che la Storia si ripeta, è conoscerla e poterla raccontare , soprattutto alle generazioni future”- perché con l’alternarsi delle generazioni,  tutto viene gradualmente dimenticato. “Ogni generazione che nasce è curiosa e vuole sapere della precedente. La cosa importante è quindi raggiungere i giovani del nostro Paese e dare loro la conoscenza. Ricordare è un vaccino, significa creare anticorpi affinché non accada mai più.”

Per rivedere la puntata con gli allievi clicca qui

Lo staff di Aretè

 

Fonte:  La Repubblica